Uomo e big data, pilastri del nuovo paradigma industriale

 Uomo e big data, pilastri del nuovo paradigma industriale

Non siamo ancora riusciti ad assorbire completamente i progressi consentiti dell’industria 4.0 da un punto di vista tecnologico e operativo, c’è stato un grande darsi da fare grazie all’avvento dello IoT (Internet of Things) e dell’AI(Intelligenza Artificiale) che ci sta trasportando verso un nuovo concetto di società, la cosiddetta Smart Society, all’interno della quale coopereranno in maniera intelligente gli esseri umani e le macchine, ma la vera innovazione dipende sempre e solo dall’uomo, dal suo desiderio di lasciare un segno, di essere ricordato per il beneficio positivo che ha portato.

Il punto da più parti auspicato è che il piano sul 4.0 diventi strutturale. Di modo che il cambiamento possa essere aiutato o almeno accompagnato. Ecco perché sarebbe positivo che il Piano Nazionale Transizione 4.0  su cui si fonda il Recovery Fund italiano,  che prevede un investimento di circa 24 miliardi di euro. Questo potrebbe aiutare a dare stabilità alla produzione nel contesto di un pacchetto di misure ampio e pluriennale. Attraverso un nuovo piano permanente 4.0  si potrebbe inoltre digitalizzare il Paese investendo sul capitale umano e gestione dei big data facendo cioè quel salto nella digitalizzazione che è appunto essenziale sia anche in termini di formazione.