Made Green in Italy: un marchio per la sostenibilità e competitività delle aziende

Made Green in Italy: un marchio per la sostenibilità e competitività delle aziende

Ci troviamo ad affrontare un mercato più consapevole. Le migliorie apportate alle prestazioni ambientali non rappresentano più una strategia di differenziazione utile al marketing, ma una doverosa necessità per la sopravvivenza dell’azienda.

È ormai indispensabile per le diverse realtà misurare le proprie prestazioni ambientali al fine di garantire ai consumatori la tanto agognata trasparenza. 

Sulla scia del programma europeo Pef

La linea dettata dalla metodologia Product Environmental Footprint, pubblicata nel 2013, ha fatto scuola. Il programma prevede il calcolo dell’impatto ambientale dei prodotti, correlato alla fornitura di informazioni affidabili e comparabili per promuovere il mercato unico nell’UE per i prodotti ecologici.

Una certificazione valida per tutti i prodotti

E sono queste le fondamenta su cui si basa lo schema “Made Green in Italy”, nato con la legge 221/2015. Esso intende coniugare la dimensione delle prestazioni ambientali e quella del Made in Italy.  

Si tratta di uno schema volontario applicabile a tutti i prodotti (beni, servizi, prodotti intermedi e semilavorati), purché per essi esista una Regola di Categoria del Prodotto (Rcp) in corso di validità.

Tutela per l’ambiente e leva per la competitività

La gestione di questa certificazione spetta al MiTE, il Ministero della Transizione Ecologica, che pone come obiettivi l’utilizzo dell’impronta ambientale come propulsore per il miglioramento delle prestazioni e la valorizzazione del Made in Italy.
Tutto ciò in funzione della promozione della competitività dei prodotti italiani, giudicati sostenibili sulla base di un benchmark di riferimento a livello nazionale. 

“Made Green in Italy” non si limita ad essere uno schema di valutazione delle conformità, si tratta anche di un vero e proprio marchio, spendibile a livello commerciale, per attrarre acquirenti e consumatori. 

Fonti: Adnkronos, Accredia

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