L’Italia s’è desta: l’ex Ilva mira alla decarbonizzazione

L’Italia s’è desta: l’ex Ilva mira alla decarbonizzazione

L’European Steel Association ha già comunicato l’ambizione di ridurre le emissioni di CO2 connesse alla produzione di acciaio in Europa del 30% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2018. La promessa è quella di avvicinarsi alla carbon neutrality entro il 2050.

E l’ex Ilva di Taranto prova a rispondere presente a questa esortazione, attraverso uno studio di fattibilità che agevoli la decarbonizzazione del gigante siderurgico italiano.

Il potere dei rifiuti

La transizione si affida alla tecnologia brevettata da NextChem, controllata dalla multinazionale Maire Tecnimont, che si fonda sul riciclo chimico. L’acciaio potrà dunque essere prodotto non più mediante l’impiego di carbone, ma di un gas ottenuto dal riciclo di scarti plastici e secchi.

Syngas: il gas circolare

Si parla dunque di gas circolare, risultato della tecnologia “waste to chemicals” di NextChem.
Essa prevede un sistema per la conversione chimica, attraverso un processo di ossidazione parziale, delle molecole di idrogeno e di carbonio dei rifiuti in un gas di sintesi particolarmente pregiato, detto syngas.

Una volta raffreddato e purificato, il syngas viene utilizzato all’interno di processi produttivi come quello siderurgico, abbattendo le emissioni climalteranti generate dal carbonio e garantendo costi inferiori.

Per le acciaierie, settore ‘hard to abate’ per eccellenza, la volontà di procedere verso la decarbonizzazione sottintende una dinamica proattiva, sinonimo tanto di innovazione tecnica quanto di competitività sostenibile, per la riconversione green dei siti industriali. 

Fonti: greenreport.it, bari.repubblica.it

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