Robot: industria italiana, mercato globale

Robot: industria italiana, mercato globale

L’industria italiana dei Robot coinvolge 429mila addetti e si trova sesta al mondo per numero di robot industriali presenti in azienda

L’Italia della robotica non teme la competizione globale: i suoi numeri sono in costante crescita e le competenze di aziende e tecnici portano maggiore valore sia a livello nazionale che globale.

Vediamo quindi quali sono i risultati a livello nazionale e mondiale, quali i trend del futuro e soprattutto il rapporto tra uomo-macchina e occupazione.

Robotica: 16,5 miliardi di dollari nel mercato globale

Gli ultimi dati, relativi al 2018, indicano che le installazioni di robot nel mondo sono state di 422mila unità; ovvero + 6% rispetto al 2017. Nello stesso anno, sono state 9837 le unità installate soltanto in Italia (dati forniti da SIRI, Società Italiana Robotica e Automazione).

A livello globale è Singapore che domina le scene a livello di densità di macchine robotiche rispetto agli operatori: sono infatti 831 ogni 10.000 operatori, segue poi la Corea (774) e a grande distanza la Germania, con 338.

Il mercato della robotica in Italia

Ecco i numeri del comparto robotico in Italia:

  • Circa 10000 unità installate ogni anno;
  • Sesto posto nel mercato globale;
  • Settimo posto per il numero di unità robotiche installate;
  • Nono posto per il rapporto lavoratori/numero di robot; sono infatti 200 ogni 10.000 addetti;
  • Percentuale di crescita annua 4/5 volte superiore a quella mondiale.

Il ritmo di crescita italiano è doppio rispetto a quello del resto dell’Europa e degli Stati Uniti, ma anche rispetto alla Germania, paese da sempre grande produttore di robot industriali.

I trend della robotica italiana

L’industria italiana dei robot ha un grande vantaggio: congegnatori. Ciò significa che gli ingegneri e le aziende in Italia hanno una forte cultura e preparazione su quello che è il mondo dell’impiantistica, e non solo della robotica in sé; non a caso, i produttori di tutto il mondo si rivolgono ad aziende italiane per creare e collaudare nuove applicazioni, commercializzate poi ovunque nel mondo.

I cobot inoltre stanno iniziando a modificare il mercato, nonostante siano ancora abbastanza di nicchia, dato che rappresentano meno del 30% delle vendite totali di robotica, ma sono in crescita costante. Al momento, però, nonostante i cobot stiano iniziando a piacere sempre di più, soprattutto nel mercato delle PMI, non è ancora possibile che vadano a soppiantare il robot industriale tradizionale.

robotica italia innovazioneCiò che maggiormente contraddistingue il mercato in Italia, poi, è il tessuto sociale delle imprese: nella maggior parte dei casi, si tratta di PMI, aziende a conduzione familiare o con pochi addetti. Questa caratteristica fa sì che spesso le aziende non abbiano a disposizione i capitali per poter investire in nuove tecnologie, spesso molto costose. Tuttavia, con l’avvento delle innovazioni di “Industria 4.0” e la disponibilità di dati, le aziende potrebbero fare rete, collaborare mettendo a disposizione più informazioni e ottenere così strumenti digitali di solito a disposizione solo delle multinazionali.

In quest’ottica potrebbero nascere gruppi di aziende medio-piccole ma che, insieme, riescono ad avere la stessa capacità e rilevanza di una multinazionale, dando origine ad una nuova artigianalità digitale.

La presenza di robot e l’occupazione

Una delle più grandi questioni relative ai robot industriali è quella legata all’occupazione: in molti infatti si preoccupano che i robot possano andare a sostituire l’uomo, eliminando posti di lavoro.

Secondo Domenico Appendino, presidente di SIRI, il robot è invece: “l’aratro dell’uomo del terzo millennio; uno strumento in mano all’uomo, che è destinato al suo stesso beneficio”. Sono quindi degli attrezzi nelle mani dell’uomo, dove l’operatore non viene sostituito ma, al contrario, l’operaio diventa operatore della macchina, quindi con un ruolo decisionale.

Non esiste infatti nessun collegamento tra numero di robot in un paese e disoccupazione, anzi. I dati indicano esattamente il contrario e nei paesi analizzati (il campione prende in considerazione paesi diversi, come Brasile, Cina, Germania, USA…) i numeri dimostrano come più il numero di robot installati aumenta, più scende il tasso di disoccupazione nel corso degli anni.

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