Bebe Vio: “la tecnologia aiuta la vita”

Bebe Vio: “la tecnologia aiuta la vita”

“Noi atleti paralimpici siamo spesso definiti dei poverini. Io ho alcune protesi al posto degli arti ma è altrettanto che tantissime persone non possono più vivere senza il telefono in tasca. Una questione culturale, in fondo anche lo smartphone è una protesi”. Così Bebe Vio, in una sua intervista al Corriere della Sera sembrava voler liquidare il tema provocatoriamente e in poche parole la scorsa estate.

In realtà lei stessa riconosce per prima che il mondo della robotica si prefigge un chiaro obiettivo medico, e che terapie, esoscheletri, protesi sono parte di ciò che quel mondo studia ogni giorno. Non solo un mondo di androidi quindi, ma una ricchezza di dispositivi che possono cambiare in meglio la nostra vita quotidiana. In tutto questo l’esempio di Vio circa la diffusione dei dispositivi touch, è una chiara provocazione. In proposito l’Istituto Italiano di tecnologia ha già iniziato gli studi su un tipo di pelle artificiale e su protesi sempre più all’avanguardia che lei stessa avrà in uso. Le sue mani oggi assomigliano incredibilmente a quelle vere grazie a “I Limb”, la protesi mioelettrica rivoluzionaria per le mani che lei indossa dal 2018 e che è continuamente aggiornata. Le dieci dita, touch screen, sono indipendenti le une dalle altre e praticamente identiche a quelle normali. Bebe indossa la sua protesi tutti i giorni, da poco più di un anno, e ora potrebbe addirittura comandare alle sue dita bioniche di fare gesti prima sconosciuti.

Con “I Limb” si riesce a muovere il polso avanti e indietro e Bebe spiega ancora: “Sono touch screen e le dita sono morbide. Ci sono movimenti già impostati e altri che scegli tu, altri ancora che si possono aggiungere con un chip esterno. Però io le scarico presto perché faccio troppi movimenti” dice sorridendo.